• Sarah Hu Castillo

Esportare cultura in Cina

L'alta competitività delle aziende cinesi sta diventando un ostacolo insormontabile per tutte le economie occidentali, compresa la nostra. Continuare a puntare sulla produzione industriale nel nostro Paese dove i salari e le tasse alle imprese sono altissime, è strategia possibile solo ai grandi gruppi che comunque lavorano anche molto in outsourcing. Un modello di business vincente per il nostro Paese che andrebbe non a cozzare, ma al contrario beneficiare della crescita economica cinese, è l'esportazione di cultura.


Per "esportazione di cultura" si intende un macroinsieme che include esportazione del know-how, attrazione di studenti cinesi verso i nostri atenei, incremento del turismo cinese incoming, e allestimento di mostre d'arte italiana in territorio cinese.


Esportazione del know-how. In diversi settori è riconosciuta la valità e la garanzia di qualità del made in Italy. I cinesi, finita la fase di copiatura dei nostri prodotti, passaranno a quella di imitazione dei nostri processi produttivi e delle nostre tecniche. In Cina, per esempio, c'è una sincera e spasmodica emulazione, quasi un rispetto religioso, per il nostro interior e industrial design. Perchè non cogliere l'occasione?


Attrazione di studenti cinesi verso i nostri atenei. Molti sono gli atenei italiani che accusano un forte calo di immatricolazioni e denunciano il taglio dilapidatorio dei fondi all'università. Invece di lamentarsi rimanendo in una posizione di immobilità fatalista, perchè gli atenei italiani non si attivano per attirare gli studenti cinesi? Tutte le università inglesi, americane e australiane, ma anche tedesche e francesi, grandi o piccole che siano, si organizzano per venire ad esporre in fiere organizzate qui in Cina per presentare i corsi e i servizi delle grandi università straniere. Perchè gli atenei italiani non ci sono mai? Perchè gli atenei italiani non attivano servizi rivolti agli studenti cinesi, e che ne aumentino l'appeal? Eppure in Cina è quasi un obbligo per lo studente universitario fare un semestre di scambio o addirittura prendersi un titolo di studi all'estero. Eppure in Cina c'è una forte richiesta di corsi di design, fashion, gastronomia da frequentare nei nostri atenei...A parte rare eccezioni, come il Politecnico di Torino, molto ancora c'è e si deve fare!

Allestimento di mostre d'arte italiana in territorio cinese. Secondo l'articolo di Ilaria Maria Sala comparso su La Stampa del 22 marzo 2013, dal titolo "Belli, brutti ma soprattutto tanti: in Cina è boom di musei", in Cina nuovi musei spuntano a centinaia ogni anno. Si tratta di una tendenza che si è andata sviluppando negli ultimi anni, quando la Cina, decisa ad affermarsi sulla scena mondiale come una potenza a cui non manca nulla, aveva dichiarato nel 2006 di voler costruire “1000 musei in 10 anni”. Ma come sottolinea Lars Nittve, ex direttore della Tate Modern a Londra e curatore del museo ancora in costruzione M+ di Hong Kong, si guarda ai musei cinesi con un certo scetticismo. “Certo, hanno degli edifici spesso molto belli”, dice Nittve: “ma un museo non è una scatola. E in particolare oggi, un museo deve poter offrire una collezione articolata, ma anche qualcosa di innovativo, una capacità di rivedere il modello museale accettato in tutti questi anni. Nulla di ciò sta avvenendo per il momento in Cina”.

Quindi in Cina saranno sempre di più i musei-scatole vuote da riempire con opere d'arte e collezioni articolate. Noi in Italia abbiamo opere d'arte ammassate in scantinati di musei perchè non abbiamo spazi sufficienti per esporle. Perchè non dare una mano ai neofiti cinesi? Loro costruiscono e gestiscono i musei, con tutti i costi che ne derivano, noi glieli riempiamo con il nostro gusto e la nostra cultura. Mi sembra un'ottima opportunità di collaborazione e sviluppo per entrambi i Paesi, o no?

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