• Sarah Hu Castillo

Perchè i turisti cinesi amano solo Roma-Milano-Venezia?

Sento spesso parlare con toni secondo me eccessivamente pessimisti del turismo cinese in entrata. Ricordo quando sei anni fa, allora ero ancora uno studente universitario, passaggiando tra i negozietti di Alberobello, rimasi colpito dall’assenza di guide turistiche e cartoline della Puglia in lingua cinese. Essendo all’epoca un aspirante sinologo, non potei non notare questa particolarità, e mi fu ancora più difficile non chiedere il perchè.

La mia curiosità fu presto soddisfatta da una negoziante cinquantenne, la quale sosteneva che di cinesi ad Alberobello se ne iniziavano già a vedere, ma un pò incrucciata si lamentava del fatto che i turisti cinesi avevano una capacità di spesa inferiore a quella dei tedeschi o dei giapponesi. La stessa osservazione viene fatta ripetutamente anche da alcune guide turistiche che lavorano con i cinesi. Ma i cinesi sono davvero dei turisti avari, “toccata&fuga”? Seppure a causa della mia formazione sia portato ad essere poco oggettivo e troppo magnanimo nel giudicare i cinesi, anche io in questo preciso caso sono stato sempre propenso a pensare in modo negativo del turista cinese, salvo poi ricredermi a causa di una profonda analisi a cui sono stato costretto per ragioni professionali.


Circa due anni fa ho lavorato su un progetto di promozione turistica che ha visto coinvolti un giovane ma dinamico tour operator italiano, la Gladiatorstour, e due importanti tour operator taiwanesi, la Liontravel e la Royal Travel. Tale progetto è stato per me una preziosa opportunità per capire il modo di fare turismo e di viaggiare dei cinesi. Mi sono per esempio sempre chiesto perchè per i cinesi Italia significasse solo Napoli-Roma-Firenze-Pisa-Venezia-Milano.Pensavo fosse dovuto ad un problema culturale, a bassa istruzione, in poche parole ai classici stereotipi. Ma poi un giorno durante un meeting con il Dott. Wen, manager della Royal Travel, mi sono reso conto che mi sbagliavo di grosso.


Il Dott. Wen, un nonnetto sui 70 ma ancora molto arzillo e dalla forte presenza suggestionante, saputo della mia origine pugliese, ha iniziato a raccontarmi dei suoi giri per Ostuni e Martina Franca, e soprattutto del suo disappunto nel notare come noi pugliesi fossimo incuranti nel conservare e valorizzare le bellezze del territorio. Il Dott. Wen, che non perdeva mai occasione di far trasparire appena possibile la sua profonda conoscenza della geografia, dell’arte e della storia italiana e romana, con vibrante entusiasmo mi ha raccontato anche dei tre o quattro tour che ha organizzato nel Sud d’Italia, tour di cui andava fierissimo in quanto da lui progettati, e per la prima volta in assoluto lanciati da lui sul mercato taiwanese. Il Dott. Wen da grande imprenditore ci tiene sempre ad arrivare per primo, ad essere un pioniere, a lanciare sempre qualcosa di innovativo sul mercato. Ma poi tutto quell’entusiasmo e trasporto nella narrazione improvvisamente si è spento per lasciare spazio a un volto amareggiato e disilluso. Gli chiedo: “E poi? Come mai non ha più proposto questi itinerari? La Puglia non piace ai taiwanesi?”. Il Dott. Wen tra il presuntuoso e l’arrabbiato mi risponde: “I tour son piaciuti moltissimo, però non siamo riusciti a venderne altri. Sono difficili da piazzare sul mercato perchè se nel pacchetto non c’è Firenze o Venezia, nessuno li compra. Per modificare la tendenza dovrebbe essere lo Stato italiano ad investire di più in promozione turistica. Mi sono rivolto all’Enit per ricevere del materiale che non mi ha mai inviato”.


Quindi il turista cinese non conosce altri luoghi se non i soliti non per ignoranza e superficialità, ma per mancanza di un’efficace promozione turistica da parte della nostra Italia. Dovremmo essere noi a cambiare le tendenze del turista cinese, le sue abitudini di spesa iniziando a fare promozione, creando una nuova idea di viaggio e un nuovo immaginario dell'Italia. Nel prossimo post descriverò un case-study che dimostra come una diversa comunicazione può dar vita anche qui in Oriente ad un turismo verso l'Italia diverso, che ha come mete di viaggio città meno note, che ricerca un accomodation a più stelle e un cibo raffinato da Gambero Rosso.

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